on Fausto Romitelli – beforezero

beforeZero
© Luca Condorelli

While we were working on our project
beforeZero
we asked some musicians to tell us about
their relationship with Fausto Romitelli’s music


“Quando parlo con altri compositori della musica che vorremmo saper scrivere e poter ascoltare, e di chi è stato capace di immaginarla, il nome di Fausto Romitelli è forse l’unico che, puntualmente, appare a ogni discussione. Quando poi ci si domanda quali siano le sue opere che ci parlano con così tanta forza, le risposte sono invariabilmente due: i tre Professor Bad Trip e An index of Metals. Ma se in Index vediamo uno slancio visionario impressionante e tutt’ora enigmatico, il seme di una pianta i cui frutti non sappiamo, in Bad Trip riconosciamo un punto di arrivo che, con precisione fulgida, ci mostra ciò che siamo e ciò che vogliamo: lo mostra con una perentorietà, con un’imponenza che fanno sì che a quindici anni di distanza non sembri essere ancora apparso un nuovo oggetto che possa prenderne il posto. E, dolorosamente, non possiamo non pensare che Fausto l’avrebbe forse trovato sulla strada che si apriva con Index.”
Andrea Agostini, composer


“The very first time I met Fausto was a long time ago in Venice, after a concert. I clearly remember him – an Italian composer between Italian composers – freezing the audience when he provocatively stated his profound dislike for “all that Italian contemporary music”. It was not so much a judgment as the attitude of a child dropping a stink bomb and waiting for reactions to happen.

Our second encounter was at IRCAM. I was a student who had just arrived, attending hi first “Espace de Projection” concert ever. There I heard Fausto’s music for the first time: the first chapter of his “professor Bad Trip” trilogy. This piece deeply impressed me, not only because of the appealing mix of sonorities, echoing spectral music and progressive rock, but especially because of its form.

Unlike many “second generation” spectral composers, Fausto was not trying to get rid of continuity and slowness; he was raising them to the nth power. With him, repetition becomes hypnotic and ritual, inharmonic spectra become a metaphor of un-human, “processes” spreading illness, and the order-chaos polarity, typical of early spectral works, is now a one-way travel towards entropy.

To a certain extent his music was often impersonal, like a natural phenomenon. Fausto was an unmerciful god creating his miniature world, infecting his lab colony with a deadly virus and waiting for things to happen.

I remember having been compulsively listening to “Professor Bad Trip” for months before receiving the shocking news of Fausto’s death. The energy, vision and straightforwardness of his work have deeply influenced me as well as a whole generation of young composers”.
Mauro Lanza, composer


“Un homme, un ami, un proche, un intime, mais surtout et par dessus tout un compositeur, génial et visionnaire. D’une intuition rare pour “sentir” son époque, il nous lègue des œuvres d’une originalité, d’une cohérence, d’une modernité et d’une justesse rare. À titre plus personnel, il me manque plus que jamais”
Yan Maresz, composer


“Ricordo un concerto di Milano Musica: era il 2012 e lo Scharoun Ensemble diretto da Andrea Pestalozza alternò Dallapiccola con Castiglioni e Sciarrino. Poi venne il turno di Schubert con il suo Ottetto, ovviamente non diretto. Oggi Romitelli è Schubert, perché entrambi sono morti e le loro opere appartengono al grande repertorio, perché avevano il perfetto controllo tecnico del sogno e della perdita del sentiero. In entrambi c’è la rara capacità di originare il fraintendimento. Romitelli piace a tutti, nonostante il tono affermativo delle sue partiture sveli la totale assenza di indulgenza verso i palati che lo ascoltano. Coloro che amano il gioco enciclopedico della consequenzialità con i maestri lo chiamano post-spettralista, chi sposò le pratiche multi-gender del gioco linguistico tra fusion, pop e minimal lo sbandiera in virtù del suo atteggiamento iconoclasta nei confronti della musica contemporanea di genere, chi oggi sposa la causa della formalizzazione e dell’eleganza del condurre ne ama l’esattezza scientifica, chi compone il suono distorto è probabilmente partito dalle due cadenze per violoncello del secondo Trip. Molto di ciò che oggi è noto come musica contemporanea è passato dalle sue lezioni e dall’incontro con i suoi compagni di avventure (Verrando, Nova, Maresz…). Rimane e rimarrà il prezioso kernel (cit. Stefano Bulfon), quello nascosto che non si cura dello user: quello del compositore. Quanto a quelli che come me (che hanno casa alla periferia dell’impero e che Romitelli non lo hanno mai incontrato), la confessione rimane facile: lo abbiamo avidamente sniffato. Ciò che ascolterete non è il racconto di un trip, è la droga stessa.”
Marco Momi, composer


“Un’idea che Fausto ed io abbiamo spesso discusso e che pensavamo, prima o poi, di realizzare, era quella di scrivere un pezzo a quattro mani: io mi sarei occupato principalmente della struttura timbrica e lui avrebbe invece lavorato agli aspetti timbrici/armonici… appena mi è stato chiesto da Milano Musica di lavorare a questo progetto per celebrare i 10 anni dalla scomparsa di Fausto mi sono immediatamente tornate in mente quelle serate e quelle discussioni ed ho pensato di realizzare, per quanto mi sarà concesso, quello che in quelle occasioni avevamo immaginato…”
Riccardo Nova, composer


“Si l’on veut comprendre la musique de Fausto Romitelli, il faut d’abord penser qu’il s’agit d’un compositeur populaire, au sens le plus noble de ce mot, et qu’il s’inscrit, à ce titre, parfaitement dans la tradition des grands compositeurs italiens. En effet, les influences qu’il a toujours revendiquées au delà de son très solide métier de compositeur “classique” sont celles des musiques pupolaires des années 70 : Jim Morrison, Pink Floyd, Jimi Hendrix, etc. Il est le seul compositeur, à ma connaissance, à avoir su intégrer ces infulences de manière parfaitement naturelle et cohérente à sa musique.
Ainsi, Fausto n’est pas, comme on l’entend souvent, le père de “l’esthétique du son sale” ou de la “saturation”, ces éléments de langage qui visitent son imaginaire se trouvent intégrés dans sa musique pour les raisons énoncées précédemment : il a vécu avec… Sur le fond, et à ce titre, la musique de Fausto Romitelli, dans sa démarche, ne diffère pas vraiment de celle d’un Verdi par exemple. Sa musique est le reflet du monde dans lequel il a vécu. Ce miroir tendu à l’auditeur, il l’a construit de multiples éléments, savants et populaires, mais le reflet est bien net, puissant, talentueux, enthousiaste et gourmand, mais parfois aussi désespéré.”
François Paris, composer